lunedì 15 marzo 2010
venerdì 12 marzo 2010
Gli scrittori e le loro emozioni
«Dio, peccato che non c'eravate anche voi (lettori).»
da "Il giovane Holden", cap. XXV, pag. 246
Tra questi scrittori c'è anche J.D. Salinger, autore de"Il giovane Holden". Egli, nella veste del protagonista nella sua opera, cerca continuamente di farci capire quello che prova: felicità, tristezza... Ma non ci sono solo queste. Molte sono emozioni più profonde fino ad arrivare in un punto in cui non riesce proprio a spiegare quello che prova. Per quanto lui cerchi di farlo, non ci riesce. Dice semplicemente, come se fosse lui Holden, la frase citata sopra: «Dio, peccato che non c'eravate anche voi.»... e conclude... Un messaggio, un'emozione che non possiamo e non potremo mai comprendere del tutto. Possiamo solo intuire quello che voleva trasmetterci: un immenso amore da fratello verso la sorella. Un amore che nessuno di noi potrebbe quantificare.
Ma Salinger non è l'unico a fare questo. Anche J. K. Rowling, famosa per i suoi romanzi di Harry Potter, si impegna molto ad inserire le proprie emozioni attraverso i personaggi. Lei cura molto questo aspetto del romanzo, infatti si sofferma sempre nelle situazioni di emozioni forti. Ad esempio, quando Harry perde il padrino, lei riesce ad esprimere in parole tutta la furia, la voglia di vendicarrsi e la tristezza che egli prova, ma anche lei si ritrova in una situazione difficile, non quanto quella di Salinger, però simile. Avrà sicuramente fatto fatica a descrivere tutto questo.
Alla fine tutti gli scrittori, chi più, chi meno, fanno esprimere delle sensazioni alle proprie opere. Non a caso sono un genere di artisti e come tutti gli artisti si liberano di emozioni nella scrittura. A volte ce lo spiegano bene, altre volte ce lo fanno intuire.
giovedì 18 febbraio 2010
I taxi di New York
“ Il tassì che presi era un vecchio scassone e aveva un odore come se qualcuno ci avesse appena fatto i gattini” da J.D. Salinger “Il giovane Holden”
A New York ci sono ben tredici mila taxi, chiamati anche yellow cabs, e sessanta mila tassisti, provenienti da circa ottanta etnie diverse che in molti casi hanno difficoltà a parlare la lingua inglese. La maggior parte dei tassisti extracomunitari sono pakistani e arabi. Fare il tassista è un lavoro molto facile anche per cittadini che non conoscono bene tutte le strade della città, perchè sono favoriti dalla disposizione dei viali della città, dove è molto facile orientarsi. Mentre in Italia non esistono compagnie private di taxi, nella Grande Mela le yellow cabs sono di proprietà della “Taxi and Limousine Commission” che ha il pieno controllo su questi mezzi di trasporto. I taxi di New York sono gialli perché in una megalopoli come La Grande Mela dove vi è un enorme traffico cittadino devono essere subito riconoscibili per permettere ai cittadini che ne hanno bisogno di fermarli subito dopo averli individuati. Infatti a New York, il taxi è molto usato a differenza dell’Italia dove i taxi vengono considerati mezzi di trasporto per persone benestanti. La maggior parte di queste vetture erano delle Ford Crown Victoria, ma ultimamente hanno pensato di cambiare automobile perché ci sono state molte critiche da parte dei passeggeri che sostenevano che i taxi erano scomodi e sporchi. Nel 2010, il 50% delle vetture sono delle Ford Escape , ed entro il 2012, tutte le Yellow Cabs saranno di questo modello e l’inquinamento della città diminuirà notevolmente, perché queste vetture sono ecologiche e ibride, con un motore elettrico ricaricabile attraverso la pressione effettuata sul pedale del freno durante il tragitto. Questo nuovo modello non ha più la forma di berlina ma quella di un fuoristrada. I taxi di New York sono molto più economici rispetto a quelli italiani (a New York si spendono 1,24 dollari al kilometro equivalenti a 0,80 euro, mentre in Italia si spendono 0,95 euro al kilometro). Le Yellow cabs hanno fatto carriera anche nella storia del cinema americano che ha inserito questo mezzo di trasporto in molti film importanti, facendolo diventare un personaggio vero e proprio come nei film “Taxi Driver” e “New York Taxi”.
I NIGHT CLUBS NEWYORKESI

Il night club è un locale notturno caratterizzato da un'atmosfera soft e musica generalmente dal vivo. Solitamente, vi si possono consumare bevande alcooliche e ballare.
I night club differiscono dai bar e dai pub per la presenza di musica dal vivo o di un disc jockey e di una pista da ballo, erano per questo gli antenati delle discoteche odierne. La musica dei night club variava dal jazz (suonato generalmente dal vivo) alla salsa.
Alcuni night club hanno anche altri tipi di attrazioni, tra le quali ballerine di lap dance, ragazze immagine o spogliarelliste. Con la presenza di queste attrazioni i night club erano molto simili agli strip club, di solito infatti l'entrata era riservata ai soli maggiorenni (in America ai ragazzi di almeno 21 anni), anche per la vendita di sostanze alcoliche nei locali.
Alle origini di alcuni tra i più famosi night club erano presenti dei grossi boss mafiosi, che con l'epoca d'oro dei night club ( anni 60-70, gli anni che precedevano la disco music) approffittavano del grosso afflusso di persone nei locali per fare affari, anche grazie al contrabbando di droga e alcool.
Alcuni tra i più famosi night club newyorkesi erano il Copacabana (conosciuto con il nome The Copa), dove il propietario Monte Proser era socio del potente boss mafioso Frank Costello, che portò al successo il locale.
Un altro era poi il Cotton Club, fondato in origine dal campione di pesi massimi Jack Johnson con il nome di Club Deluxe passato poi a Owney Madden, un noto gangster contrabbandiere di bevande alcoliche, che si impadronì del club e cambiò il nome in Cotton Club.
Soprattutto alle origini dei night club americani, intorno agli anni 50-60, l'accesso alle persone di colore non era consentito, nonostante alcuni tra i più grandi artisti jazz, che si esibivano nei locali erano negri e solo successivamente vennero resi locali aperti a tutti.
Lombarda Diego
martedì 9 febbraio 2010
Gli incontri in treno
«Tutt’a un tratto, ecco che a Trenton sale quella signora e si siede vicino a me. Era vuota tutta la carrozza, praticamente, visto che era così tardi e compagnia bella, ma lei si mise vicino a me invece che in un sedile vuoto perché aveva quella valigia così grossa e io stavo sul sedile accanto alla porta.» (Cap VIII, Il giovane Holden – J. D. Salinger)
Durante un viaggio in treno, i viaggiatori nel tuo vagone potrebbero rappresentare un girone infernale. Esistono alcuni modelli standard che infestano dei viaggi da incubo.
Il malato da compatire: In ogni vagone affollato c’è sempre quello che tossisce, non usa il fazzoletto, non si mette la mano davanti e cerca di far più rumore possibile quando esprime il suo dolore. Mentre tu desideri ardentemente una mascherina, lui inizia a raccontarti tutte le sue malattie, anche le più schifose. Finite le sue inizia con quelle dei parenti.
I bambini scatenati: Piccoli mostri con troppi carboidrati da consumare, che corrono in giro per il vagone, disturbando tutti e incuranti dei richiami dei genitori che urlano minacce insensate come: “Se non fai il bravo torniamo a casa!”. Che è proprio quello che gli indiavolati vogliono.
Il dormiglione: Non c’è mai quando ci sono gli indiavolati e questo è un male, perché si limiterebbero a vicenda. Di solito russa, è sudatissimo, sbava ed è seduto affianco a te. Più le prime tre caratteristiche aumentano, più aumenta la probabilità che reclini la testa dalla tua parte.
Il millevaligie: Figura mitologica metà uomo e metà bagaglio. Dove passa lui non crescono più posti liberi.
La “sciùra” : Tu non hai tutti i suoi soldi, te lo dice con i suoi vestiti griffati, e per questo devi rosicare. Chiacchiera con chiunque di argomenti inutili, conosce personalmente almeno due vip ed è abbonata a tutti i giornali rosa. In uno scompartimento vuoto inizierebbe a parlare con le sedie e le finestre.
L’amore della tua vita: Te ne innamori dal primo momento, e alla seconda fermata ti si spezza il cuore vedendo che sale il suo ragazzo/la sua ragazza.
L’orda: Sono come degli automobilisti in un autogrill al primo di Agosto. Ragazzini che andrebbero picchiati con un lenzuolo ripieno di mattoni. Sono l’evoluzione dei bambini scatenati.
L’imprenditore: Possiede qualunque oggetto tecnologico che serva, è impossibile non accorgersene perché c’è in continuazione un trillo o una vibrazione.
Il vecchio dei ritardi: Ai suoi tempi i treni arrivavano sempre in orario e non smette mai di ripeterlo.
La vittima: Un altro che come te è intrappolato in una gabbia di matti.
Alberto Corato